lunedì 3 novembre 2008
Non a caso ha vinto un Nobel...
Aperta parentesi. (Giovedì era sciopero generale e blocco didattico, per via di tutte le varie cose che stanno succedendo adesso nelle università. A qualcuno è interessato il fatto che fosse sciopero? ... Neanche per idea, c'eravamo tutti. Buffi questi paradossi...). Chiusa parentesi.
C'è un perchè se ha vinto il premio Nobel.
Queste cose sembrano molto eteree di solito: "Ah, ma lo sai che X ha vinto il premio Nobel?" "Ah sì? Caspita!", ma in realtà uno magari non ha idea di chi sia X o per che cosa ha vinto il premio, o con chi, o addirittura cos'è il premio Nobel.
Altre volte si usa come battuta: "Ma che cazzo dici? Ragionamento da Nobel, complimenti!" oppure "Ragazzi, sei proprio bravo! Ma ancora non sei stato chiamato per il premio Nobel? Nooo? Strano...".
Dopo aver fatto la conoscenza del caro e simpatico ometto baffuto che quel premio l'ha vinto veramente, uno capisce che non siamo stati creati tutti uguali, e se vinci il premio Nobel vuol dire che sei un genio. Senza iperboli o eufemismi, sei un genio, punto. Sono convinta che sarebbe in grado di spiegare l'intera biochimica conosciuta persino a mia nonna e fargliela addirittura risultare così chiara da essere cristallina.
Ci ha appena accennato dell' NO, ossido di azoto, che lui stesso insieme ad altri due geni ha scoperto essere prodotto dal corpo, pur essendo tossico; viene usato come neurotrasmettitore, è utile per problemi cardiovascolari. Ci ha detto sorridendo di come quasi per scherzo hanno "inventato" il Viagra (vi immaginate quanto è ricco adesso questo tizio??? E soprattutto quanto è contenta la moglie???). Niente di tecnico, perchè tanto studieremo tutto sul libro quando faremo farmacologia: la modestia non è stata proprio la qualità che più risaltava in lui...però che cavolo, se lo può permettere!
Non ha spiegato niente, si è raccontato. In modo chiaro, diretto, onesto e anche simpatico. Pensandoci è forse una delle cose più difficili da fare, raccontarsi. Ci ha mostrato chi è, non cosa ha fatto. Non abbiamo semplicemente imparato qualcosa di nuovo, abbiamo incontrato e conosciuto una persona che valeva la pena conoscere, perchè ci ha lasciato qualcosa per il futuro, la sua straordinaria esperienza.
giovedì 4 settembre 2008
La proteina dell'eterna giovinezza

Si presenta all'esame di biologia senza aver aperto libro e se ne va con un dignitosissimo 26.
Ho deciso infatti stamani così su due piedi di tentare l'esame di biologia. Non avevo veramente aperto libro, anche perchè son quasi due mesi che studio istologia, e quindi sono molto molto molto contenta. In questo modo ho superato lo sbarramento del primo anno e posso ufficialemente dire che sono al secondo anno di medicina! Corro subito a modificare il mio profilo eheh!
Oggi pomeriggio mi sento proprio intelligente! Andare a fare un esame al buio in questo modo non è che sarebbe una genialata, ma i ritmi calzanti dell'università di medicina ti obbligano a correre rischi, a meno che tu non ti voglia laurerare a trent'anni. Adesso ho raggiunto il numero di esami sostenuti necessari per accedere al secondo anno e mi sento molto più rilassata e tranquilla (allenterò un attimo la presa su istologia anche se continuerò a studiare). Mi sono un pò arrampicata sugli specchi quando la professoressa mi ha chiesto: "Se isola un mRNA che sa codificare per la proteina dell'eterna giovinezza, come fa a costruire poi la proteina a livello industriale?". Il procedimento logico sarebbe anche semplice, ma lì per lì mi sono arrampicata.
E insomma, niente male per non aver aperto libro eheh.
Grazie proteina dell'eterna giovinezza!
mercoledì 27 agosto 2008
Altro che sushi!
Parto martedì scorso con l'Eleonora direzione Trieste. Il viaggio è stato lunghissimo, spropositato, infinito, eterno, senza fine. Ho reso l'idea? Siamo arrivate stravolte alle undici passate di sera dopo essere partite prima delle cinque da Arezzo. Raggiungiamo l'alberghetto che avevamo prenotato all'ultimo minuto (gli ostelli erano incredibilmente stracolmi a Trieste, mah) e usciamo subito. Ci tuffiamo nel casino del centro, c'era un bel pò di gente in effetti. Siccome l'Eleonora era voluta andare fino a Trieste per chiedere informazioni sull'università nella città di frontiera, e siccome gli uffici e le segreterie erano ovviamente chiusi essendo mezzanotte passata, cosa fa la pazza? Ferma la gente per la strada, in piazza, lungo il molo: "Scusate ragazzi/e, vi posso disturbare? Ma voi che ne pensate dell'università qui a Trieste? Si sta bene? Vale la pena trasferirsi? Che dite? Ma, conoscendomi ora, così su due piedi, mi consigliereste di venire qui a Trieste oppure di rimanere a Bologna?". Una pazza appunto, l'ha pure chiesto al barista! Nonostante le probabili figure di merda ha raccolto un sacco di informazioni e opinioni. Considerando poi anche le informazioni ricevute dalla segreteria studenti e le infinite conversazioni con me, con la Sarah (sì, con l'acca) e con la mamma, ha deciso di rimanere a Bologna. Scelta fatta, girata in lungo e in largo per Trieste. Città splendida. Mi era già piaciuta un sacco quando ci ero stata sia in gita scolastica sia con i miei, però lo ripeto, è splendida. Non abbiamo mai pagato il biglietto dell'autobus, ma queste sono cose che non si dicono!
Anche il viaggio di ritorno è stato stremante, però alla stazione di Mestre mi sono imbattuta nella mia gemella! Chissà che hanno combinato i miei genitori quando sono nata! Vi giuro che questa ragazza era identica a me, non solo fisicamente, ma anche per il modo di vestire, tutto. Incredibile!
Passiamo ora ai pochi (purtroppo) giorni di vacanza in Puglia con i miei. Mare slendido, gente molto simpatica, città bellissime, cibo memorabile!

Abbiamo cambiato spiaggia tutti i giorni (tutti i giorni, capirai, tre), via via in un crescendo di bellezza; ho preso il sole e fatto tanti bagni, dato che erano secoli che non tornavo al mare, ma veramente secoli, c'era quasi da vergognarsi. Avevamo l'albergo a Ostuni (qui a lato), bella cittadina, proprio bella. E abbiamo poi fatto vari giri nei paesi limitrofi. Tra l'altro, mi è capitato disgraziatamente di guardare Veline (chiedo venia se qualcuno è un fan del programma) ed era pensate un pò, ad Ostuni; mi sa che l'ho mancato per una settimana o due. In compenso mi sono beccata il concerto di Max Pezzali. Che grande! Ahahah! Non credevo facesse ancora concerti. C'era pochissima gente sotto il palco, quindi pochissimi avevano pagato il biglietto, perchè tanto si poteva assistere al concerto gratis! Eh già! Infatti se uno si posizionava intorno alle mura della città (cosa che abbiamo fatto) c'era un'acustica perfetta, e un panorama ancora meglio. Mi ha anche fatto piacere risentire un paio di canzone del vecchio 883 ahahah.
Siamo stati anche ad Alberobello (ganzo!) e Otranto. A quanto pare c'ero già stata da piccola in tutti questi posti, però non me lo ricordo. Adesso che ho la memoria bella fresca, lasciatemi dire che ho profondamente adorato Otranto. Mi è piaciuta tantissimo. Ci siamo stati solo per poche ore, ma mi ha particolarmente colpita, si può addiruttura fare il bagno in mare direttamente nel centro storico della città, che spettacolo! Mi piacerebbe molto tornarci. Che dite, mica male vero?

E insomma, arriviamo a spiegare il titolo di questo mio post. Sempre che siate arrivati fin qui a leggere. Mi è venuto un pò lungo in effetti. E vabbè.
Sono stata tutto il tempo a scassare i miei perchè volevo andare a mangiare il pesce. Che cavolo, com'è possibile che non si riesca a mangiare il pesce in Puglia! Eppure è la verità, c'è più cucina dell'entroterra. Per carità, tutto buonissimo eh, però volevo a tutti i costi il pesce, e quindi chiediamo ad un ristoratore che ci era rimasto simpatico e lui ci dice "Ma andate da Tuccino". Detto fatto: domenica sera, direzione Polignano a Mare. Il menù non prevedeva il prezzo dei singoli piatti, c'era direttamente scritto il prezzo del pesce al chilo! Non mi era mai capitato, giuro, se non forse per il prezzo del caviale in grammi. Ora, dovete sapere che io adoro il sushi, praticamente non mangerei altro. Di conseguenza adoro il pesce crudo. Ne ho mangiato così tanto domenica scorsa che non sono riuscita ad addormentarmi fino alle tre di notte passate, e lunedì ho in sostanza digiunato. Altro che sashimi, ci siamo fatti direttamente gamberi a iosa, scampi divini, limone strizzato sui poveri esserini ancora vivi nei loro gusci di ostrica, vongole e quant'altro (lo so, sono perfida eheh). E alla fin fine era pesce semplicissimo, senza condimento oserei dire, mancava solo che ce lo portassero nelle cassette di legno del peschereccio. Però squisito, dio, buonissimo. Per quanto adori i giapponesi, devo ammettere che è difficile superare la cena dell'altra sera. Non avevo mai mangiato così tanto in vita mia, sul serio, ci ho pensato e non sono riuscita a ricordarmi di un qualsiasi altro pasto in passato durante il quale avessi ingurgitato così tanta roba. Sentivo il cibo direttamente alla bocca dello stomaco, ero satolla, scoppiavo. E ho finalmente realizzato come mai i romani erano soliti vomitare durante i banchetti. E' una cosa che effettivamente, nonostante il disgusto, ha una sua logica eheh.
Andate da Tuccino insomma se vi capita (ho chiamato Tuccino il piccolo cane di peluche che ho comprato come portachiavi ad Alberobello ahahah) che è vero, "Sta lontaaaanoo", come ha detto in stretta calata pugliese la donnina fermata per chiedere indicazioni, però è meritevole, sul serio. E quando arrivate, la macchina parcheggiatela di culo, non di fronte come ha fatto il babbo, sennò l'omino del parcheggio si incazza in dialetto e non ci capite un tubo, va bene?
Spero che qualcuno sia effettivamente riuscito a leggere fino in fondo, mi è venuto proprio lungo il racconto...
Prometto che mi rimetterò in pari con i vostri blog, con calma...da domani comincio a leggerli, giuro.
Un bacio a tutti quanti!
giovedì 29 maggio 2008
Compito 9
Una prima cosa l'ho già detta, mi sono divertita ad affrontare questa nuova esperienza del blog e del corso universitario di informatica, alternativo rispetto a tutti gli altri, e di sicuro non è poco. Se qualcuno dei "colleghi" mi trova un corso altrettanto divertente, si faccia pure avanti.
Per quanto riguarda strettamente l'informatica, non è che ho imparato tante cose nuove a proposito della materia, dato che già prima me la cavavo discretamente con il computer, ma di sicuro sono diventata molto più spigliata e reattiva nell'affrontare programmi mai sperimentati o difficili problematiche. Direi che questo era uno degli obiettivi del corso, ed è andato a gonfie vele.
Un altro obiettivo del corso secondo me era quello di plasmare la capacità degli studenti a condividere, ad esprimere, per entrare in contatto con tutti gli altri studenti in un modo simpatico e semplice. D'altronde siamo oltre 200 in classe, e nonostante le facce siano più o meno note, è impossibile poter conoscere tutti. Quindi i blog erano una grande opportunità, svanita però. Concordo con coloro che hanno scritto che il grande entusiasmo che c'era all'inizio del corso è poi scomparso in men che non si dica, causa esami, causa lezioni, causa corsa verso il voto, causa menefreghismo verso gli altri. Purtroppo è vero. L'ambiente che ho trovato all'università mi fa un pò schifo ad esser sincera. E su questo altri hanno scritto più di un post, parole che condivido in pieno. Su di una cosa però non sono d'accordo: il corso di informatica non ha fallito per alcuni di noi. Vanno quindi apportate alcune modifiche per incentivare il coinvolgimento degli studenti, magari un paio di lezioni frontali invece che una sola potrebbero lanciare meglio il messaggio. Ma a parte gli errori tipici di un primo tentativo, mi sento invece di ringraziare il prof per il suo impegno e la sua forza di volontà, canalizzati nel voler cambiare e nel voler migliorare.
Dal mio punto di vista il saper legare tra i nuovi compagni poteva sembrare anche un'anticipazione ai futuri rapporti medico-paziente che avremo con numerose persone nel corso della nostra carriera, persone sconosciute, diverse, con problemi e difficoltà, in cerca di aiuto. Saper affrontare con spigliatezza e professionalità (ma anche con un sorriso e una parola di conforto) tali situazioni sarà sicuramente la cosa più difficile del nostro lavoro, sarà quella specializzazione in cui non smetteremo mai di metterci alla prova e di imparare. E il corso di informatica, almeno per quanto riguarda il mio caso specifico, è stato in grado di farmi riflettere più di una volta su problemi prima affrontati solo con superficialità; mi ha fatto apprezzare l'università proprio quando l'atmosfera mi stava soffocando; mi ha permesso di conoscere un sacco di gente nuova. Non fanno parte della facoltà tutte le persone che mi leggono e mi lasciano commenti, è vero, ma le mie conoscenze si sono allargate comunque, e forse proprio il fatto che non le conosco ma che ho instaurato un rapporto con loro, significa che tutta quell'idea di condivisione di cui ci ha ampiamente parlato il prof, in fin dei conti è andata felicemente a termine.
martedì 8 aprile 2008
Diario di scuola e seminario I care
Diario di scuola, libro molto carino, divertente e riflessivo. Nonostante non sia una fan del Signor Malaussène, adoro i saggi di Pennac (Come un romanzo è tutt'oggi uno dei miei libri preferiti). Questa mia lettura è capitata proprio a fagiolo, come si suol dire, visti i vari argomenti affrontati nel corso di informatica, e ho infatti poi notato che è anche segnalato ne “I miei libri” del prof (coincidenza puramente casuale, lo giuro!).
Diario di scuola è uno pseudo monologo in cui l'autore si concentra sui “somari” scandagliando e analizzando l'istituzione scolastica, senza tralasciare gli argomenti annessi quali famiglia e società. Pennac ci fa fare un viaggio nella sua infanzia di alunno somaro, passando poi alla sua carriera di insegnante e romanziere; con simpatia tira fuori problemi molto discussi riguardo i professori e la scuola, i giovani d'oggi e la loro istruzione.
Cosa c'entra con il corso di informatica? Innanzi tutto il già discusso valore del contesto, nel libro lo svisceramento del “ci” e del “questo” che definiscono la materia, l'ora di lezione, la persona, l'essere in un determinato momento e luogo. Il tutto è magari visto da un'angolatura diversa, ma il succo è lo stesso: se non c'è determinazione delle cose (inteso come contesto appunto), non ci può essere apprendimento, né crescita o conoscenza. Si passa poi al confronto diretto tra studente e professore, indispensabile, senza il quale non si può tramandare il sapere o costruire cultura, fino ad arrivare alla partecipazione, spinta dal puro “desiderio stesso del sapere”, che approda nella concretezza di un'azione, nell'impegno di voler esserci e far bene. Troviamo quindi il professor Pennac costantemente impegnato nel conoscere e aiutare i propri alunni, personalmente e individualmente, coinvolgendo, scherzando a volte e insegnando al meglio con la forza della passione. Dall'altra parte si può dire che c'è il forum degli studenti di medicina, twitter, i vari documenti condivisi, e anche il seminario, metodi moderni (che si possono sicuramente migliorare ma che per ora sono molto incoraggianti) che tentano di insinuarsi nell'insegnamento “classico”; dal mio punto di vista sono quel coinvolgimento e voglia di fare e sapere che uno si aspetta dall'università, luogo che dovrebbe essere l'apice della conoscenza e l'eccellenza dell'insegnamento. Dico dovrebbe perchè fra i professori che si sono conosciuti in questi primi mesi, sono stati veramente pochi (avanza una mano per contarli) quelli che in qualche modo rispecchiano e incarnano l'idea nobile di università (chiaramente è un modesto parere personale). C'è stato poi questo seminario, definito amichevolmente “gag d'informatica”, che ha smosso un po' le acque, ci ha fatto divertire e riflettere, senza farci addormentare o angosciare: è quella voglia di fare di cui parlavo, è partecipazione culturale concreta e tangibile. Il dire forte e chiaro “Ci sono” va oltre il somaro di Pennac, e va oltre la scuola, si insinua nella vita di tutti i giorni, nelle azioni che rendono il mondo migliore, plasma quei medici che verranno e che mi auguro faranno di tutto per dare un sonoro calcio a quel piedistallo che tanto odio e che mi ha fatto saltare di proposito le lezioni di biologia! Tutto ciò, è vero, riassumibile nel semplice “I care”. Onore e tanto di cappello ai ragazzi di “M'illumino d'immenso”, ed anche un doveroso inchino ad Arf per la pensata.
