That is the question.
Ultimamente le mie zone pullulano di vacanzieri. Causa: le miriadi di agriturismi che svettano sui colli toscani. Senza negare che avere stranieri intorno è una gran bella cosa, devo però dire che mi rompono altamente le palle! Se fino a un paio di anni fa me ne stavo tranquilla a godermi la mia adorata beatitudine in cima al poggio che era quasi tutto per me, adesso mi imbatto quotidianamente in alcune divertenti quanto fastidiose (e a volte rumorose) scenette da turisti. La melodia dei passerotti viene interrotta da un possente accento tedesco che passeggia per la strada, e targhe con strane lettere viaggiano per la collina.
Giusto ieri me ne vado a fare la spesa ed ecco che alla cassa ci sono quattro inglesoni con pancia da birra che avevano appena svaligiato gli scaffali del supermercato per non rischiare di rimanere sobri nella loro settimana di vacanza in Toscana. Di solito, quando uno va a fare la spesa in un supermercato straniero (e parlo anche di noi italiani), confida nel fatto che è tutto molto impersonale. A meno che tu non debba chiedere due etti di prosciutto di Parma, puoi benissimo anche non aprir bocca, scrutare il display della cassa (dato che riuscire a capire il prezzo detto a velocità ultrasonica da una cassiera stanca e svogliata è quasi impossibile), e fidarti ciecamente del fatto che il resto datoti è esatto. Tutto ciò non prevede la più inutile quanto stupida domanda “Ce l’ha la tessera?”. Ora dico io, ma come si potrà mai chiedere una cosa del genere a quattro persone visibilmente straniere? Fosse successo poi in una grande metropoli, potrei anche capire. Ma in un paese di venti anime (più il cane dei Vigili e il gattone del macellaio), dove tutti conoscono tutto di tutti…lei, signore che non ho mai visto, dai capelli biondissimi e uno strano accento nel pronunciare la parola “buonasera”, ce l’ha la tessera? Mi fosse successo a me su in Norvegia mi sarei un po’ scoraggiata, ma il mitico british man si è subito risollevato chiedendo in un perfetto inglese scolastico dove fossero le buste per la spesa. E la disperazione prese possesso degli occhi della cassiera! Alla fine ci si intende in qualche modo, specialmente noi italiani che con le mani siamo dei maestri eheh, ma il processo che porta ad una completa, o quasi, intesa è degno di un cortometraggio da oscar.
Tornando poi su per la strada di casa dopo aver fatto la spesa ecco che mi ritrovo davanti un’incerta e timida macchina che sale per la collina, drammaticamente targata MI. Alla modica velocità di 25 km/h ecco che si ferma ad un incrocio. Riparte poco dopo ancora più incerta di prima: la partenza in salita è difficile anche per me che la devo fare tutti i giorni, figuriamoci per due che abitano nella nebbia della piana. Ma…cosa succede??? Oh mio Dio c’è una macchina che sta scendendo!!! E ora che si fa? Che non si fa? La milanese inchioda nuovamente e si rannicchia sul ciglio della strada. Ormai troppo terrorizzati da questa selvaggia Toscana, i nordisti non ne vogliono sapere di ripartire. Peccato che eravamo in curva e io di certo non li potevo sorpassare. Con le braccia ormai cascate suono il clacson e mi sporgo dal finestrino.
Milanese abbronzatissima: “Oh ci scusi, ma non siamo abituati a queste strade così strette eheh eheh eheh”.
(Gustavo il guidatore del pulmino di scuola doveva essere il padre segreto di Schumacher se riusciva addirittura a scambiarsi con i trattori su per questa strada).
Caterina: “L’agriturismo è più su a destra”.
(Come il Pieraccioni nel Ciclone, solo che invece del poggio più giù, è il poggio più su).
Milanese abbronzatissima: “Sìììì, cercavamo l’agriturismo infatti! Grazie mille, ma che gentile!”.
So guitta.
martedì 18 agosto 2009
lunedì 17 agosto 2009
La Più Incredibile Vacanza In Scandinavia

Tornata da pochi giorni al caldo soffocante dell'Italia, rimpiango già la mite temperatura trovata in Svezia e Norvegia. Quel clima perfetto in cui ti bastano maglietta e felpa per essere perfettamente a tuo agio in ogni momento della giornata. Certo è vero che ad Oslo è piovuto un pò, ma per il resto abbiamo avuto un gran culo!
Che dire delle due capitali del Nord visitate? Superlative! Ahahah! Magari questa cosa non farà ridere anche voi, ma le battute ricorrenti del nostro piccolo e affiatato gruppo contenevano un sacco di superlativi. A quanto pare infatti Stoccolma ed Oslo detengono una miriade di primati: il più ... del mondo, la più ... della Scandinavia, i più ... dei paesi nordici. Questo per lo meno secondo le mini guide turistiche che avevamo comprato. Uno dei superlativi più superlativi di tutti è però stata la visione della PIU' GRANDE ROTONDA DI SVEZIA nel pieno centro di Stoccolma... una rotonda che ad occhio è qualche metro di diametro più piccola di quella dell'Ipercoop di Arezzo...ed è tutto dire!
Nonostante la strafottenza di questi nordici biondissimi e bellissimi, le capitali sono entrambe molto affascinanti, anche se diverse in molte cose. Se il centro storico e porto di Stoccolma sono vecchi e caratteristici, il centro e il porto di Oslo sono invece nuovi di zecca; se in Svezia sono quasi tutti biondi, ad Oslo sembra di essere nel bel mezzo di un incredibile incontro di razze; e se Stoccolma sembrava piccola era perchè ancora non avevamo visitato la minuscola Oslo. Una cosa è rimasta costante però: gli altissimi e vergognosissimi prezzi! Siamo stati spellati ben bene, anche solo per un hot dog o un panino i SEK e i NOK se ne andavano in fumo con indifferenza. Città carissime e ricchissime, ristoranti di lusso ad ogni angolo, negozi modernissimi, servizi pubblici al top. (E anche non volendo potrebbero ritornare i superlativi eheh).
Personalmente fra le due capitali ho preferito Oslo. Stoccolma è bellissima, ma quando visito un posto mi pongo sempre la domanda "indipendentemente dalla bellezza del luogo, sceglierei mai di abitare qui?", e premesso che non ci vorrei abitare dati gli strampalati orari di vita del sole, sceglierei comunque Oslo. Più giovane, più viva, più moderna, più cosmopolita. Anche se Stoccolma ha più fascino.
Se mai avrò voglia di raccontare alcune piccole avventure simpatiche della vacanza lo farò in successivi post. Per adesso vi lascio con la foto dei mitici cinque nell'Ice Bar di Stoccolma, bar fatto COMPLETAMENTE di ghiaccio.
E se poi mi volete infamare fatelo pure ma vi dico che la salsiccia di renna mi è piaciuta veramente un casino! Conoscete mica un macellaio dalle mie parti che la vende?
domenica 2 agosto 2009
La maleducazione dilaga...

...e io me ne vado in vacanza. Parto infatti domani per una settimana di fresco in Svezia e Norvegia.
Magari vi starete chiedendo cosa c'entri la maleducazione. Bè, devo dire che sono rimasta letteralmente a bocca aperta a causa di una certa persona che si è presa fin troppe libertà buttando nel cesso l'educazione e il rispetto e tirando lo sciacquone più e più volte con insistenza. Ma che ci vogliamo fare? Non ci si stupisce mai abbastanza di questo nostro mondo variegato...
Per ora vi saluto. Quando torno narrerò le varie avventure di quattro toscani e un veneto (oppure tre futuri medici e due futuri matematici) a Stoccolma e Oslo. Sai te che ridere!!!
Se nel mentre sentite troppo la mia mancanza vi consiglio di passare a salutare la Vanessa che ha messo su un neoblog aretino DOP.
giovedì 30 luglio 2009
Dalla stessa radice di idiota

Ciao. Abbraccio. Hai dormito? Piacere. Non è venuta. T'ho visto che eri bambina. Accompagnami fuori. Ti lascio i vasi. Il labirinto sull'iPhone. Boccacce. Un bambino ride. Abbracci. Occhiali da sole. Il carro arriva sgommando. Non riesce a fare manovra. Caffè. Dà il resto. Marsupio della Fiorentina. Oh Fiorentina! Non li ho trovati. Ti portiamo noi. Perchè passa da qui? Hanno noleggiato un taxi. Non ha portato il bastone. Caffè. E' chiuso. Sono la nipote. Lui è. Lei è. Non mi conosci. Ma che dice? A te. A pescare. In una circostanza migliore. Mi dispiace. Sono la sorella del nonno. Lo accompagni te? Vado al forno. Venite con noi. Di qui è più corta. Firenze. La cupola è lontana. E' grande quanto Arezzo. C'è il pulmino ogni mezz'ora. Caldo. Litri di estathè. Prendi una rosa. La croce nel cestino della spazzatura. Va giù. La terra. Ombra. Gira a sinistra. Grazie.
Ci voleva proprio quel gelato, vero zio?
giovedì 23 luglio 2009
Bazzicando al Play

Tra un romanzo sotto il sole e un bell'estathè ghiacciato, tutte le sere faccio una capatina ad Arezzo per intrufolarmi al Play Art. Ho addirittura ottenuto il pass a sbafo (thanks Ilaria ihhi) e quindi ne approfitto. Tranquille notti estive passate sbracati su al prato della fortezza, ascoltando musica dal vivo, spettegolando senza sosta sui vari turisti e fan che arrivano da ogni dove in questa nostra cittadina non proprio nella top ten delle guide turistiche, una birretta in compagnia... insomma, ce la passiamo niente male. Non mi rimane che commentare anche qui nel mio blog questa manifestazione musicale che ha preso, senza alcun diritto concesso, il posto del leggendario e rimpianto Arezzo Wave.
Numerosi gli artisti presenti (emergenti e famosi), non solo musicisti ma anche attori e scrittori. Si mangia pure (strano vero? non succede mai da queste parti) in quello che è stato definito Play Food. Finora le guest stars sono state Patti Smith e Tracy Chapman. Sparati questi due nomi così a caso, ste tizie potevano essere chiunque data la mia ristretta cultura musicale. Ascoltandole poi mi sono invece accorta che conoscevo quasi tutte le loro canzoni. Presente quelle canzoni ever green che hai sentito miriadi di volte (mai tuttavia dall'inizio alla fine) e che però non hai la più pallida idea di chi le canti? Ecco, precisamente. Che dire? Due personaggi incredibili, basta solo vederle sul palco per capire che hanno personalità, carisma e storie dannate da raccontare dei bei tempi andati (data la veneranda età delle signore). Dovessi fare un paragone, non ci penserei neanche un secondo: Tracy Chapman è troppo meglio. A parte il fatto che la buon vecchia Patti si è presentata sul palco con gli occhiali da lettura (perdendo in men che non si dica centinaia di punti stima), la musica di Tracy Chapman si addice molto di più ai miei gusti e quindi voto per lei. Ieri sera ha fatto proprio un bel concerto: tranquillo, pacato, una band eccezionale, voce nera da sogno, due ore di ottima musica. Strana anche lei eh, per carità (forse solo un tantino meno della collega). Niente foto permesse (e chiaramente tutti quanti hanno rispettato l'ordinanza...ma per favore!), si è ripresentata quasi a forza dopo che una folla entusiasta aveva chiesto per dieci minuti un'ultima canzone, poche chiacchiere e molta chitarra. Un'artista ammirevole, anche se non proprio un mostro da concerto. Non per lo meno come Patti Smith, che ha sguazzato allegramente negli applausi dei suoi numerosissimi fan cinquantenni venuti da tutta Italia e anche da oltre frontiera con una canna in bocca per rivivere la gioventù perduta. Uno spettacolo un pò triste devo ammettere. Vu sentiste poi la canzone che la Smith ha scritto in onore di Arezzo! Dieci minuti musicati della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca. Uno spasso! Sono giovane e ignorante e dico che non mi è piaciuta per niente, anche se mi piacerebbe farci due parole; deve essere fuori di testa e incredibilmente divertente come personaggio.
Vedremo poi stasera cosa ci propina il Play Art, in attesa della notte rosa di domani e dei Negrita domenica. Tra l'altro i Negrita erano seduti accanto a noi ieri sera, con tutti i pargoletti e le mogli a seguito. Niente di insolito dato che sono aretini DOC. Quel che è strano è che faranno pagare il loro concerto... O_O non so di chi sia stata l'idea, fatto sta che è stata una pessima idea. Moltissimi non assisteranno all'evento infatti. Si sono visti così tante volte gratis o con un biglietto da cifra irrisoria, che potevano continuare su questa strada...anche solo per patriottismo.
lunedì 6 luglio 2009
La gatta mi ha scritto un poema

Per chi non avesse familiarità con questi particolari felini, c'è da dire che i gatti hanno moltissime passioni, indipendentemente dalla razza o dalla casa in cui vivono. Una di queste irrinunciabili voglie è distendersi sulla tastiera del computer. Sarà forse che con questo tempaccio il calore tecnologico è un buon rifugio, o sarà forse perchè la mia Belvina è una gran rompicoglioni, fatto sta che dopo pranzo me ne torno su in camera e me la trovo spaparanzata sulla tastiera, come suo solito. Solo che questa volta mi ero dimenticata Word aperto ed ecco là che mi vedo esattamente 226 pagine scritte! Mi ci è voluto quasi un quarto d'ora a rimettere in sesto il documento originale. Ho provato anche a vedere se la Belvina aveva scritto qualcosa di interessante ma dopo una ripetizione di 7 pagine della lettera B ho rinunciato.
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